Spiders

- … un passo indietro a volte serve… -


Documentario scientifico. Primo piano su una magnifica ragnatela, opera di pregevole bellezza, come spesso accade in natura. I raggi del sole brillano sulla seta, che rimanda riflessi abbaglianti. Un’immagine niente male, vero? L’inquadratura si allarga un pochino ed ecco, troviamo un piccolo insetto che, improvvisamente, si ritrova invischiato nella tela. Magari è un brutto moscone, oppure una fastidiossima zanzara, quindi la cosa non ci turba più di tanto. Ma, cosa accadrebbe se al loro posto vedessimo una bella farfalla, oppure una bella coccinella? Scatterebbe un certo istinto di protezione, o quantomeno di pena per la preda? L’immagine si allarga ancora e al centro di questa ragnatela troviamo, ovviamente, un grosso aracnide. Ce ne sono di bellissimi. E letali.

A questo punto starete pensando che la vostra Gatta sia definitivamente impazzita. Invece no, credetemi, il mio documentario è praticamente finito. Adesso, per favore, proviamo a cambiare i personaggi di questa scena. C’è il ragno, che altri non è che un personaggio rapace, feroce, dedito (o dedita, il mondo è pieno di vedove nere) ai propri interessi, al proprio tornaconto. La ragnatela, ovviamente è quella di menzogne, inganni, tradimenti, che vengono intessuti intorno alle prede. Sono quelle relazioni tossiche di cui tanto spesso sentiamo parlare e che quasi mai riusciamo a riconoscere, se non quando iniziamo a uscirne.

L'ultimo personaggio è la preda, ed è qui che il discorso diventa interessante. Perché la nostra percezione,  la nostra empatia,  cambia molto a seconda di chi stiamo osservando. Se la vittima è una nostra amica (o amico, ovviamente), una persona a noi cara, che reputiamo sensibile, intelligente, amorevole, ecco per noi è la coccinella. Però se dobbiamo valutare la brutta situazione di una persona che non ci va a genio, per un motivo o per l’altro, ecco che diventa il fastidioso moscone. Non ci piace, ci fa schifo, anzi siamo quasi soddisfatti che sia finito nella tela e quasi grati al ragno per avercene liberati. Qui dovremmo fermarci un attimo e fare un passo indietro, perché la nostra empatia non dovrebbe cambiare in base al nostro interlocutore.

Sì, lo so. Lo so. È estremamente più facile empatizzare con le persone che riteniamo “belle”. La nostra umanità viene messa alla prova proprio quando dovremmo avere pietà delle persone che, invece, ci fanno schifo. Sono quelle che, sotto sotto, consideriamo spiacevoli, vuoi perché non particolarmente simpatiche o particolarmente intelligenti; probabilmente davvero non sono persone che troveremmo gradevole frequentare. Verrebbe quasi spontaneo pensare “se l'è cercata”. Ma, sono comunque persone. A questo dovremmo pensare. Quindi, cosa possiamo fare, noi? Beh, prima di tutto, credo che potremmo almeno tentare di avere un po’ più di umana compassione nei confronti di queste persone. A distanza di sicurezza, chiaramente, senza farsi trascinare nei loro drammi esistenziali . Vuol dire solo che possiamo essere dispiaciuti per loro. Senza avere la presunzione di sentirsi superiori, solo, forse, la consapevolezza che nessuno è infallibile.

E, benché ci possa disgustare l’idea, forse potremmo fare un ulteriore passo indietro, osservare la scena con ancor più sereno distacco e guardare il nostro tronfio, grasso, velenoso ragno. Credo, dopo avere molto riflettuto su questo tema, che il nostro peloso amico sia un prigioniero della sua tela quanto il moscone. Non sa fare altro, la sua fame è senza limiti e senza fine, vive in un equilibrio precario e, prima o poi, qualcuno lo schiaccia con una ciabatta. O lo riempie di insetticida.

Il moscone è messo male ma, aMici, pure Spiderman fa una vita di merda, eh!?

Peace&Love☮❤,
GattaImperfetta 


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