Cut Me Out

- Quei sospesi che restano sul cuore -

Non so voi, aMici ma, a me, spesso capita di riflettere sulle parole. Ispirata da uno spettacolo a cui ho assistito sabato sera, ho passato diverse ore a riflettere sulla parola incomunicabilità. Che brutto suono.
Quello di una serratura arrugginita che si chiude con quattro o cinque mandate, senza possibilità alcuna di poterla mai più aprire.

L'incomunicabilità è subdola. Parte sempre un po' in sordina, da piccole cose. Si nutre del dubbio, dell'insicurezza, dell'orgoglio e, prima che ci si renda conto, le cose sono già andate fin troppo in là. Si smette di parlare, di spiegare, si smette anche di fidarsi reciprocamente. Amicizie ventennali, amori, rapporti altrimenti sereni, si trasformano in campi di battaglia, solo perché si smette di comunicare.

Degli effetti devastanti del silenzio avevo già parlato in precedenza, ma quello ha a che fare con la volontà di una o più persone di voler mettere muro, per non ascoltare cosa gli altri abbiano da dire. A volte viene considerato come arma di difesa, per preservarsi da confronti altrimenti dolorosi o spiacevoli. L'incomunicabilità, secondo me, parte invece da un presupposto completamente differente: il desiderio di parlare ci sarebbe anche, ma non si riesce a cogliere completamente cosa l'altro voglia dire. Nascono una marea di fraintendimenti, che danno adito ad altri malintesi e alla fine sembra di parlare due lingue completamente differenti. A quel punto? Ci si taglia fuori. Ma perché si finisce per tagliarsi fuori? Cosa ci spinge a malinterpretare ogni parola che esce dalla bocca del nostro interlocutore?

Ho una teoria. Sentitevi pure liberi di smentirmi o di dirmi che sono scema, naturalmente.
Io penso che in ognuno di noi si annidi un piccolo sabotatore. Una versione un po' più stronza del mio Porcellino, se vogliamo. Potremmo chiamarlo il Troll. Una creaturina maligna, sadica, con una infallibile abilità nell'andare a sollevare mille dubbi dentro di noi, nel fare leva sui nostri irrisolti interiori, sulla nostra arroganza nel giudicare il prossimo. Siamo onesti, via, lo facciamo tutti quanti. Per quanto ci piaccia pensare il contrario, abbiamo sempre un dito puntato verso qualcuno. Magari non lo diciamo ad alta voce, ma la disapprovazione è sempre lì. Comportamenti, caratteri, atteggiamenti, tutto pronto per essere soppesato, pronto a scontrarsi col nostro metro di giudizio.
Senza contare le idee preconcette, di cui pensiamo di non essere schiavi, ma lo siamo, invece. Io per prima. Per esempio: come è noto ai più, ho un senso di solidarietà femminile molto, molto forte. Potrei trovarmi ad avere due versioni discordanti su una situazione da parte di un uomo e una donna e il mio senso di solidarietà mi porterebbe ad appoggiare la donna, anche se, magari, il mio primo istinto sarebbe di credere all'uomo. Per mero principio, diciamo. Oppure, che so, se avessi una certa antipatia nei confronti di qualcuno, sarei probabilmente meno incline a prendere le sue difese in una discussione, perché il preconcetto sarebbe lì in agguato, anche se il subconscio mi potrebbe suggerire di aprire un pochino di più gli occhi.

L'istinto, tanto bistrattato in favore della razionalità, in realtà ha una grande virtù: di norma, legge molto più rapidamente attraverso le sovrastrutture della mente conscia. Vi è mai capitato che una persona "a pelle" non vi piacesse, che a guardarla vi desse la stessa sensazione di mordere un limone? Magari avete provato a frequentarla, giusto per non partire da un presupposto erroneo ma poi, puntualmente, questa persona fa qualcosa che non vi piace o vi ferisce, confermando il vostro istinto iniziale. L'intuito aveva già capito quello che le sovrastrutture hanno poi modificato. 
Ecco, forse questa è già una chiave interessante per cambiare prospettiva. Ascoltare un pochino di più l'istinto. 

La domanda successiva è: cosa si può fare quando ci si rende colpevoli di incomunicabilità a causa dei nostri preconcetti e della nostra ostinazione nel mantenere un punto? Ah, a saperlo! Aprirebbe un mondo completamente nuovo. So cosa dovrei fare io. Ci sono diverse persone che so di aver ferito, con il mio giudizio tagliente e inappellabile. E quindi dovrei chiedere perdono, prima di tutto a me stessa, per non aver ascoltato il mio istinto. Soprattutto, però, a chi ha poi subito il contraccolpo di queste azioni, per non aver concesso loro almeno il beneficio del dubbio. Consapevole del fatto che chiedere perdono non modifica minimamente la situazione, ma anche cosciente di aver compreso l'errore e tutte le sue conseguenze. Magari potrei scoprire di trovarmi davanti dei cuori migliori del mio.

Molto amareggiata, la vostra Gatta, aMici. Peace&Miao ☮😿


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"Fear casts the longest shadow Turning your heart into glass No, don't you move or we both will break We can't go on In this thunderstorm Don't cut me, cut me, cut me out Don't cut me, cut me, cut me out No chance for us We're too high on fire Don't cut me, cut me, cut me out On fire Don't cut me, cut me, cut me out Forgive me Forgive me Let the tears fall down like rain"

(Lord Of The Lost)







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