I Will Remember
- Lettera A Mio Padre -
Carissimo padre,
tra pochi giorni sarà il tuo compleanno. Ogni anno, in questa data, c'è una malinconia profonda che mi prende il cuore e non lo lascia andare. Penso spesso a te, sai?
Penso a quanto ci assomigliamo, a quanto perennemente tormentati siamo. A quanta fatica si faccia a far convivere tutte quelle sfaccettature che, forse non casualmente, sono passate dalla tua anima alla mia. Quel voler vivere a modo nostro, senza recare danno a nessuno, se possibile, ma pronti ad assumersi la responsabilità di averlo fatto.
Penso a quanto ci assomigliamo, a quanto perennemente tormentati siamo. A quanta fatica si faccia a far convivere tutte quelle sfaccettature che, forse non casualmente, sono passate dalla tua anima alla mia. Quel voler vivere a modo nostro, senza recare danno a nessuno, se possibile, ma pronti ad assumersi la responsabilità di averlo fatto.
Mi manchi, padre, ogni momento. La tua assenza si fa sentire in quei momenti in cui mi sento persa, senza scopo, senza via d'uscita. Si fa sentire anche in quei giorni in cui qualcosa di bellissimo mi è accaduto e io vorrei condividerla con te. La prima persona che ho chiamato quando è nato mio figlio. Quel figlio che ti assomiglia ogni giorno di più e in cui rivedo le tue stesse mani, la tua corporatura, il nostro stesso sarcasmo.
Mi domando spesso, padre mio, quanti rimpianti tu debba aver avuto per non aver potuto starmi vicino durante la mia infanzia. E mi chiedo, al tempo stesso, come possano esistere uomini che lascino i propri figli, che li ignorino per anni. Mi domando se siano consapevoli delle ferite che provochino in loro, di quanto le loro anime vengano segnate da quel rifiuto. Mi domando se possano dormire la notte, se la loro coscienza li lasci riposare in pace o se, a un certo punto, non vada a mordere loro il culo talmente forte da tentare il tutto per tutto per cercare di rimediare. Facendo ancora più danni.
Nonostante tutto, noi siamo stati fortunati. Sono sempre stata tua figlia. Sempre. Anche lontani. Forse per questo non ho paura di essere lontana dalle persone che amo. Forse per questo non ho bisogno di essere fisicamente intorno a loro per sentire che ci apparteniamo. La più grande lezione d'amore, quella che credevo di aver bisogno di imparare, in realtà l'avevo appresa da bambina. Amare incondizionatamente, senza il possesso. Al tempo stesso, però, dei tuoi abbracci ho sentito la mancanza. Non c'è mai stato, fisicamente, il porto sicuro in cui andarmi a rifugiare quando ero piccola. Non ci sono state le tue braccia in cui nascondermi, quando da adolescente piangevo per una cotta che mi aveva lasciato il segno. Questo sì, ha portato delle ripercussioni. Sono talmente abituata a fare tutto da me, a non aver bisogno di nessuno, che difficilmente lascio alle persone la possibilità di accedere al mio io più profondo. Ma sto imparando.
Sono una favorita degli dèi, si sarebbe detto in altri tempi. Attraggo persone meravigliose, che mi lasciano entrare nei loro cuori e mi permettono di imparare tanto, da loro.
Incontro anche gente squallida, triste, malata nell'anima. Anche per quelle persone sono grata, perché mi mostrano cosa non vorrei mai diventare: un'anima ingrata e indifferente alle emozioni degli altri. Una di quelle persone che guardano solo nel loro metro quadrato, che investono gli altri sulle strisce pedonali e non si voltano neppure indietro a guardare.
Ho accettato il fatto di non dover essere perfetta. Di non dover sempre soddisfare le aspettative degli altri e soprattutto di non dover soddisfare le mie. Nei miei confronti, chissà perché, tutti hanno sempre aspettative elevatissime e i miei errori raramente mi vengono perdonati. Ho imparato a perdonare gli altri (sì, ho imparato, pa') perché ho imparato a perdonare me stessa. Se chi mi è accanto non è in grado di accettare la mia fallibilità, forse il concetto di amore andrebbe rivisto. Ma, anche in questo, mi riservo la possibilità di essere in errore.
Una volta dicesti di essere orgoglioso di che tipo di donna fossi diventata. Spero tu possa esserlo ancora, lì dove sei. Spero tu possa vedere che nonostante la fatica, nonostante le preoccupazioni, nonostante le mille ferite che mi porto dentro, ancora ci provo ad essere felice. Ancora rido, piango, vivo, sento. Sento tanto, pa'. A volte sento talmente tanto che mi domando come ancora riesca a ragionare. Vivo, ogni istante. E ricordo chi ero, chi sono, chi ho amato. E ricordo te. Ti voglio bene, Peppi'. Mi manchi.
Commenti
Posta un commento