You learn
- Riflessioni di un pomeriggio di marzo -
Gli immancabili Lord Of The Lost in sottofondo, la Gatta Minnie in perenne parcheggio sulle ginocchia, nano che dovrebbe fare i compiti e non ci pensa nemmeno.
L'idea era di uscire, ma cinque giorni di dolori addominali continui fiaccherebbero chiunque. Sicuramente stasera si farà festa. Oggi il mio umore non è nero, né malinconico, soltanto pensieroso. Mi ritrovo a guardare in me stessa e mi chiedo se sono davvero dove dovrei essere, se sto davvero facendo quello che dovrei fare. Mi chiedo se sono felice, in questo momento. E la risposta è "non lo so". Il che mi fa pensare che non sia "sì", chiaramente. A volte ho l'impressione di girare in tondo, come se, nonostante gli sforzi che faccio per guarirmi, per evolvere, per equilibrarmi, mi ritrovassi sempre nello stesso punto.
Ci sono stati dei grandi cambiamenti in me, negli ultimi otto, nove mesi, eppure credo che, sotto sotto, ci sia ancora qualcosa che cerca di sabotare il mio lavoro per trovare finalmente un po' di serenità. Qualcosa che non mi fa dormire la notte, che mi fa vedere ombre dove, forse, non ce ne sono. Un perenne senso di inquietudine che mi scava nella testa, goccia dopo goccia, come una tortura cinese.
Perché questa inconscia necessità di mantenere le cose come sono? Lo status quo non è affatto produttivo né, a ben vedere, positivo. Le mie evoluzioni emotive dell'ultimo anno mi hanno messa abbastanza in urto con quasi tutte le persone che mi sono più vicine.
Mi rendo conto che, per loro, sia difficile accettare di avere accanto qualcuno che "sente" le cose molto amplificate e, soprattutto, ha la necessità di non trattenere dentro quelle che non le piacciono un minuto più del necessario.
Questo, ovviamente, non mi rende esattamente Miss Popolarità.
A dirla tutta, non me ne importa neppure un granché. Sto iniziando a vivere secondo il principio che quello che più conta, per me, in questo momento, è ritrovare la mia pace interiore, per poter permettere al meglio di me di uscire e portare qualcosa di buono anche a chi mi sta intorno. Mi fa soffrire che non se ne rendano conto? Forse un po', sì.
Ma non sarà questo a impedirmi di continuare sul mio sentiero, quale che sia e ovunque mi porti. Per il momento, sembra portarmi a molti pensieri negativi. Ma, in fin dei conti, non dovrei farmi attraversare anche da quelli? Sì, lo so, già di per se' il pensiero negativo porta cose negative. Se non altro nel modo di affrontare la vita. Ma più che altro, in questo periodo mi aspetto sempre il peggio. Come dire, se dovesse arrivare sono preparata. Se non dovesse arrivare, meglio.
Sento la Lupa che scalpita per uscire fuori, di nuovo. Già mi è scappata di mano, pochi giorni fa, creando un pandemonio. E la sento, gratta contro la porta, vuole andare e travolgere tutto quello che trova. Sono pericolosamente vicina a permetterglielo, di nuovo, non riesco più a convincerla a lavorare per me. Forse perché ho di nuovo smesso di credere di meritare l'amore di qualcuno? Forse perché il Porcellino (il razionalissimo, critico e pragmatico Porcellino) si è finalmente preso una rivincita? Può darsi.
Forse, più semplicemente, sono soltanto esausta. Fisicamente, emotivamente. Svuotata, come un'arancia spremuta fino a vedere il bianco della scorza. Mi sono rivoltata come un calzino, negli ultimi mesi. Ho scandagliato e cercato e scavato. Ma qualcosa ci dev'essere, faccio ancora troppa resistenza alle mie emozioni e ai miei sentimenti.
Qualcosa di talmente grosso che mi ha spinta, tempo fa a contravvenire a quello che è uno dei miei princìpi più saldi. Una cosa di cui ho avuto il modo e il tempo di pentirmi amaramente. Non per le conseguenze che ciò ha portato, che erano prevedibili e piuttosto attese. Ma per la profonda contrarietà provata nei confronti di me stessa.
Non è piacevole rendersi conto di quanto facilmente si possa venire meno anche a quelli, se debitamente pungolati. Ma è una cosa che avevo evidentemente bisogno di vedere e di imparare. Un lato di me che mi ha sconvolta, perché mi ha fatto andare più a fondo e capire quanto anche io possa essere calcolatrice e manipolatrice. La differenza tra me e altre persone è solo nella scelta di non esserlo, il più delle volte. Ma quando decido di esserlo, allora sì, sono una creatura mostruosa. E sto imparando ad accettare anche questo, di me. Forse perfino ad amarlo. Perché è comunque dentro di me.
Indietro non si può tornare, si può solo andare avanti. Attimo dopo attimo. Presente dopo presente. Lezione dopo lezione. You live, you learn.
Non è piacevole rendersi conto di quanto facilmente si possa venire meno anche a quelli, se debitamente pungolati. Ma è una cosa che avevo evidentemente bisogno di vedere e di imparare. Un lato di me che mi ha sconvolta, perché mi ha fatto andare più a fondo e capire quanto anche io possa essere calcolatrice e manipolatrice. La differenza tra me e altre persone è solo nella scelta di non esserlo, il più delle volte. Ma quando decido di esserlo, allora sì, sono una creatura mostruosa. E sto imparando ad accettare anche questo, di me. Forse perfino ad amarlo. Perché è comunque dentro di me.
Indietro non si può tornare, si può solo andare avanti. Attimo dopo attimo. Presente dopo presente. Lezione dopo lezione. You live, you learn.
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