Love's A Loaded Gun (?)
- Quanto ci piace farci del male -
Dopo qualche giorno di silenzio "post-festaiolo" (non che abbia fatto follie, poi, in realtà) la vostra felina scalcagnata oggi si è fatta un giro su Facebook.
Come spesso accade, mi sono imbattuta nel post della solita Anima Bella (persona famosa per le sue elucubrazioni) che lanciava un interessante interrogativo: "Per quale motivo ci interessiamo a persone che non ci si filano di striscio?"
Buona domanda. Ci ho rimuginato saltuariamente durante il tardo pomeriggio, peccato non averne potuto disquisire con la mia amata SoulSister. Beh, dopo qualche tempo, sono arrivata a queste conclusioni. Le ragioni potrebbero essere molteplici.
La prima, chiaramente, è che si tratti di sfiga. Voglio dire, siamo settemiliardisette su questa Terra, ci sta che ci piaccia qualcuno che non ci caghi proprio. Per esempio, io sbavo per Ville Valo, ma dubito fortemente che mi degnerebbe di più di un sorriso dopo essersi prestato gentilmente a farci una foto assieme. Come dire, per puro rispetto del suo ruolo di rockstar. Oh, poi se Ville decidesse di prestarsi ad un match uno contro tre (e includo SoulSister e Ragazza Bionda nel team), beh, tutto di guadagnato, ma le probabilità, ammettiamolo, sono scarse.
D'altro canto, io ho trascorso settimane a far capire ad un certo personaggio che proprio non ero interessata a lui. La conversazione ha raggiunto livelli imbarazzanti la notte di Capodanno, quindi ho deciso direttamente di bloccarlo senza passare dal via. Va bene, si trattava praticamente di un caso umano, quindi non fa testo.
A contorno, però, ci sono un altro paio di tizi che mi corteggiano più o meno assiduamente. Uno neanche male, come tipo. Niente da fare.
D'accordo, si sa, io sono presa da "Lui" e non riesco neanche a farmi toccare da qualcun altro, figurarsi se riuscirei a pensare di avere una relazione. L'attrazione scatta per tanti motivi diversi (fermo restando che si abbiano la testa e il cuore liberi) che non sempre hanno a che vedere con la mera estetica ma, diciamo la verità, non si può pensare di avere nemmeno uno scambio di sigarette con uno che ti esordisce con "Una trombatina amichevole, stasera?"
Please. Give me a break.
Seconda ipotesi. Ci piace soffrire. Ci piace crogiolarci nel nostro dolore e, puntualmente, ci andiamo ad incastrare di proposito con persone che già sappiamo non ci sputerebbero (anche se andrebbe usato un altro termine che non menzionerò per mera decenza) nemmeno addosso per spegnerci, se ci vedessero in fiamme. Tutti noi coltiviamo una vena di autocommiserazione, chi più che meno. Questo ci attira le simpatie di svariati/e crocerossini/e che vorrebbero tanto medicare amorevolmente le nostre ferite e non si sognerebbero mai di ferirci. Naturalmente, questo tipo di persone viene confinata in friendzone in meno di un secondo. Sia mai che ci si possa interessare di un essere umano minimamente decente. No, dev'essere carogna. Altrimenti il rischio di farsi male scende praticamente a zero. Conosco persone che sono capaci di trovare sistematicamente il più stronzo o la più stronza della situazione per poi prendercisi un'imbarcata titanica.
Naturalmente, poi, bisogna andare a raccattare i pezzi. Sono quelle stesse persone che poi frignano perché "non ne trovano una/uno decente". No, tesoro, non è che non li trovi, è che non li cerchi proprio. Anzi, li trovi e li schifi.
Sarebbe il caso di rendersi conto che lo scopo di una relazione, di un amore, non è quello di farci solo soffrire. La sofferenza è utile se fa crescere, se fa evolvere, quando è fine a se stessa ed è sempre lo stesso schema che si ripete, forse bisognerebbe farsi due domande. E magari, darsi pure un paio di risposte. Il più delle volte ci si fissa su persone che non ci vogliono già sapendo che non ci vogliono, solo per sentirsi respinti un'ennesima volta. Spesso si parla di persone talmente segnate da un abbandono, da un dolore, da un rigetto, che continuano a reiterare lo stesso comportamento e lo stesso schema, rivivendo sempre la stessa situazione ancora e ancora, sperando ogni volta che le cose vadano in maniera diversa. Come se riuscire a conquistare una persona che non ci vuole potesse finalmente sanare la prima ferita, quella che sanguina ancora e che non smette mai, anche se la si nasconde benissimo. Se parlo per esperienza personale? Vorrei proprio poter dire di no.
Poi ho formulato una terza ipotesi. Che forse a molti suonerà provocatoria ed eccessiva ma forse a qualcun altro, con magari un pochino di coscienza di se', toccherà qualche nervo scoperto. A me lo ha toccato.
Incastrarci con persone che non ci filano è un ottimo alibi. Per me, a suo tempo, lo è stato. Mi ero presa una scoppola per un bassista di Firenze, bello come il sole, stronzo e ipocrita come poche persone conosciute in vita mia. E senza neppure abbastanza palle da arrivare in terza base. Eppure, per mesi mi sono nascosta dietro a lui, per non arrischiarmi in coinvolgimenti con altre persone che, altrimenti, avrebbero potuto interessarmi pure parecchio. Ma no, "ho lui in testa" e non se ne parlava proprio. E più poteva interessarmi, potenzialmente, la persona con cui uscivo, più io mi nascondevo dietro a questo fantasma. Mi ci è voluta la morte del mio migliore amico (un'altra delle mie anime compagne, ahimè me lo hanno tolto troppo presto) per riportarmi coi piedi per terra, per farmi guardare nello specchio e dirmi "Diamine, tutto questo tempo perso dietro a questo invertebrato, mentre avresti potuto vivere bene per mesi e magari rischiare anche di incontrare persone che valesse la pena vivere!". Ecco, per fortuna da quella specie di ergastolo auto inflitto ne sono uscita. Ma il prezzo è stato alto.
Perciò, direi che sarebbe il caso di rifletterci un po'. Non soltanto perché rischiamo di diventare come il proverbiale omino che, per guardare il dito, non vede la Luna.
Non solo perché rischiamo di perdere delle persone spettacolari per perdere tempo dietro a chi non ci guarda. Le persone spettacolari che abbiamo vicino ci fanno talmente paura che ci inventiamo qualsiasi pretesto per scappare da loro. Però bisogna, prima o poi, trovare il coraggio per viverle davvero, quelle persone.
C'è chi trova pretesti per litigare, c'è chi lascia la persona che ama (vedere il post Love Bites, per chi non lo avesse letto) dandosi duemila giustificazioni razionalmente valide per averlo fatto. Salvo poi trovarsi sbattuta in faccia l'unica motivazione per cui farlo era una stronzata, cioè che lasciare andare quella persona era stato l'equivalente di prendere una 45 e tirarsi un colpo al cuore. Mancandolo, tra l'altro, e maledicendosi per non aver fatto centro. Almeno la sofferenza sarebbe finita.
Quello che intendo dire è che, alla fine dei conti, incontrare la persona fa paura.
Siamo talmente abituati a pensare che ci debbano essere dei requisiti per innamorarsi o interessarsi a qualcuno, che continuiamo a dimenticare che il nostro cuore fa quello che vuole e se ne frega di quello che pensiamo. Siamo talmente abituati a credere che l'amore sia quello che ci fa soffrire prima, durante e dopo da non renderci conto che la nostra persona, invece, è quella con cui ci dovremmo sentire più a nostro agio al mondo.
La persona con cui vorremmo condividere concerti nei locali e serate sul divano a guardare un film. Con cui vorremmo mangiare, dormire, lavarci i denti al mattino, con cui cucinare una cenetta, magari con un bicchiere di vino. Una persona con cui passare l'intera domenica a letto a non far nulla. La persona con cui poter fare tutto e niente, perché è bello farlo assieme.
Sì, chiaro, magari vorremmo anche che ci rimescolasse un po' gli ormoni e la biancheria, ma è soprattutto il contatto emotivo che dovremmo desiderare e che, invece, rifuggiamo.
E per sfuggirgli svicoliamo, ci nascondiamo, mentiamo. A tutti. Soprattutto a noi stessi.
Perché sappiamo bene che quello è il rapporto per cui dovremo mettere in discussione tutto di noi. La nostra anima, il nostro cuore, anche il nostro stile di vita. Tutte quantità note. Tutto quello che rappresenta la nostra comfort zone. Ma prima o poi bisogna trovare il coraggio di uscire da quell'area sicura e lanciarsi in qualcosa di ignoto, che forse stravolgerà tutto, ma sicuramente ci farà crescere ed essere migliori.
A conti fatti, forse basterebbe smettere di pensare all'amore come una pistola carica e cominciare a vederlo come la più importante lezione che possiamo apprendere.
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