Close To The Flame

- A volte va bene bruciarsi -

Ci si lancia. A volte ci va di culo, altre no.
Stavolta no. La Gatta ha fatto il botto. Gatta scoppiata, diciamo.
Lo sapete, io non sono una che si arrende, non sono quella che gli anglosassoni definirebbero una "quitter". Io vado sempre avanti, testarda, devo finire sempre quello che ho iniziato. Però, a volte, bisogna rendersi conto che non si può fare.
Così, la Gatta ha lasciato il nuovo lavoro. Perchè stava facendo veramente troppe cose. Tutte male.
Essere una mamma almeno decente, lavorare, scrivere musica, scrivere recensioni, tenere questo pazzo blog, stare dietro alle cose di casa e, magari, giusto per gradire, avere almeno uno straccio di vita sociale. Il tutto con quattro ore di viaggio al giorno (tra andata e ritorno) per fare un totale di 26 chilometri. Non fattibile.
Il risultato è stato: lavorare molto al di sotto delle mie capacità, vedere mio figlio (l'altra persona della mia vita) un'ora al giorno, non riuscire a consegnare due recensioni nei tempi previsti (e la seconda ancora la devo revisionare), avere in testa due pezzi da 15 giorni e non riuscire a scriverli, la casa un bordello, il blog a secco da un bel po' e, dulcis in fundo, gli amici che stavano per rivolgersi alla Sciarelli. A tutto questo aggiungiamo una stanchezza fisica non indifferente. Infatti per distrazione mi sono quasi rotta una mano.
Something's gotta give. O, come si dice a Roma, "Da 'na parte deve pende".
Così, ho (ri)guardato in faccia la realtà. Non sono perfetta. Non devo essere perfetta, nessuno pretende che lo sia. Se non io, chiaramente.
Credo che una delle cose più difficili, per me, sia scendere a patti con il "fallire". Forse perché ho fallito talmente tante volte, soprattutto nei miei affetti, che non mi piace l'idea di fare fiasco anche in altri ambiti. O forse soltanto per via di quel mio dannato senso di inadeguatezza che mi perseguita da tutta la vita. Quel non sentirmi mai all'altezza della situazione, sempre sbagliata, sempre "fuori" da tutto, che mi sprona a spingere sempre di più, sempre più forte. Fino a che non cado stecchita.

La vostra micia ci sta lavorando parecchio, in questo periodo. Ci sono ferite, nel mio cuore, che non sono facili da guarire. E adesso capisco anche quanto queste abbiano pesato nel mio rapporto con PV. La mia insicurezza di fondo, la mia paura di non essere abbastanza per lui, hanno provocato enormi conflitti, tra noi.
No, non mi prenderò interamente la responsabilità, perché credo che tutti e due ci abbiamo messo del nostro. Entrambi abbiamo le nostre ferite da guarire ma, invece di curarle assieme, le abbiamo continuate ad ignorare. E adesso le dobbiamo affrontare separati, almeno in apparenza. Anche se io non sono mai separata da lui, una parte di me vive nella sua casa, dorme nel suo letto, va al lavoro con lui. La parte più autentica e profonda di me gli è sempre accanto. 
E forse sarà colpa dell'attaccamento, il dannato attaccamento, ma stasera proprio avrei voglia di averlo qui nel mio letto, a tenermi al caldo. Di sentirmi le sue braccia intorno.
Di sentirlo respirare sulla mia pelle, mentre fa tutte quelle piccole cose con cui mi toglie il senno e il sonno. Cose di cui, se permettete, non parlerò. C'è già abbastanza di noi due, su queste pagine virtuali. 
Dirò soltanto che stanotte, vorrei andarci tremendamente vicina, alla fiamma.
Forse ho solo voglia di bruciare assieme a lui.

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