L'insostenibile pesantezza dell'apparire
- Ovvero, la critica come stile di vita -
Chi di voi si diverte a passare da queste parti a leggere le mie riflessioni sconclusionate sa bene che io mi ritengo una disadattata. Sono una madre single che, da qualche tempo in qua, si sente come se avesse di nuovo 21 anni. Mi vesto come se ne avessi 21, affronto la vita come se ne avessi 21. Le esperienze però, ovviamente, non sono quelle di una ventunenne, ma di una donna che ne ha vissuti il doppio ed è incappata in ogni genere di persone e personaggi, nel corso della vita. Ho conosciuto persone pavide, coraggiose, divertenti, noiose, bugiarde o sincere fino all'esasperazione. Persone oneste e ladri, estroverse o introverse. Noterete, penso, che uso spesso il termine "persone", perchè mi piace pensare che siamo tutti singole pennellate che formano l'insieme di quel bellissimo e variegato quadro che è l'umanità.
Avete presente quando un quadro presenta delle zone d'ombra che inquietano? Ecco, quelli sono gli ipocriti. Che sono persone pure loro, per carità, solo che rendono il tutto meno armonico. L'ipocrita è una persona che ha una disperata necessità di osservare (e giudicare, inutile anche sottolinearlo) tutto quello che fanno le persone che ha intorno. Probabilmente per non guardare la propria vita e le sue magagne.
Bersaglio preferito di questi personaggi? Tutti quelli che esulano dal contesto a cui si è abituati. Io, per esempio, nel contesto del quartiere in cui vivo, spicco come una blatta su una torta nuziale. Non in bene, ovviamente. Penso troppo ai fatti miei, vado perennemente in giro con la musica in cuffia, non vado in parrocchia, non mando mio figlio a catechismo, non faccio comunella con ogni mamma che incontro. In questo periodo vesto e mi trucco come "Il Corvo" e porto smalto nero, su unghie rigorosamente corte, altrimenti non riesco a suonare. Ovviamente non riesco a collocarmi nell'ambiente di un quartiere medio - borghese di periferia, ove tutto è verde e calmo. Ma lasciamo perdere me, per il momento, che si sa che sono un'outsider.
Le lingue sono sempre in azione (e mai, mannaggia, che fossero intente a fare qualcosa di divertente, almeno). In ogni angolo di questa città. Ti vesti in un certo modo? Ti sei fatta il botox? Sei un uomo e ancora porti i capelli lunghi a sessant'anni? Poco ma sicuro che la tua razione di chiacchiere e pettegolezzo non te la toglie nessuno. Io penso che, per molte persone, l'aspetto esteriore sia il riflesso di quello che c'è nelle loro anime. Ecco perchè spesso ci sono dei drastici cambiamenti nel modo di porsi esteriormente. L'abito come desiderio di espressione di un'idea. Ecco, a questo punto la domanda sorge spontanea: si ha davvero il diritto di criticare qualcuno per il suo colore di capelli, per i suoi abiti stravaganti, per il suo apparire sopra le righe, senza domandarsi, magari, cosa si celi dietro queste scelte?
Per conto mio, penso proprio di no.
Bersaglio preferito di questi personaggi? Tutti quelli che esulano dal contesto a cui si è abituati. Io, per esempio, nel contesto del quartiere in cui vivo, spicco come una blatta su una torta nuziale. Non in bene, ovviamente. Penso troppo ai fatti miei, vado perennemente in giro con la musica in cuffia, non vado in parrocchia, non mando mio figlio a catechismo, non faccio comunella con ogni mamma che incontro. In questo periodo vesto e mi trucco come "Il Corvo" e porto smalto nero, su unghie rigorosamente corte, altrimenti non riesco a suonare. Ovviamente non riesco a collocarmi nell'ambiente di un quartiere medio - borghese di periferia, ove tutto è verde e calmo. Ma lasciamo perdere me, per il momento, che si sa che sono un'outsider.
Le lingue sono sempre in azione (e mai, mannaggia, che fossero intente a fare qualcosa di divertente, almeno). In ogni angolo di questa città. Ti vesti in un certo modo? Ti sei fatta il botox? Sei un uomo e ancora porti i capelli lunghi a sessant'anni? Poco ma sicuro che la tua razione di chiacchiere e pettegolezzo non te la toglie nessuno. Io penso che, per molte persone, l'aspetto esteriore sia il riflesso di quello che c'è nelle loro anime. Ecco perchè spesso ci sono dei drastici cambiamenti nel modo di porsi esteriormente. L'abito come desiderio di espressione di un'idea. Ecco, a questo punto la domanda sorge spontanea: si ha davvero il diritto di criticare qualcuno per il suo colore di capelli, per i suoi abiti stravaganti, per il suo apparire sopra le righe, senza domandarsi, magari, cosa si celi dietro queste scelte?
Per conto mio, penso proprio di no.
Commenti
Posta un commento