E invece no
Sui miei strani giri mentali
Ieri sono andata a prendere mio figlio a scuola.
E niente, sono proprio disadattata
😄
E niente, sono proprio disadattata
Qualche giorno fa sulla mia pagina Facebook pubblicavo questo. Sono passati sei giorni e oggi ho accompagnato io il bambino a scuola, fiduciosa nel fatto che, probabilmente, l'altra volta ero solo di cattivo umore e sarebbe andata meglio.
E invece no. Quella sensazione di estraneità , di essere fuori posto, di preferire di gran lunga un travaglio di 36 ore oppure una cura radicolare di tutti i denti (e sappiate che io ho attacchi di panico, dal dentista) non se ne vuole proprio andare.
Mi rendo conto di non aver proprio voglia di parlare quasi con nessuno. A parte quelle poche persone che ritengo abbastanza perspicaci da rendersi conto del mio stato d'animo.
Sono sempre stata una persona socievole, per tutta la mia vita. Adesso no. Adesso voglio circondarmi solo di quelle poche persone con cui ho una connessione mentale. Voglio avere intorno persone con cui non debba sempre fingere che tutto vada bene, a cui non debba stare sempre a spiegare la rava e la fava delle mie crisi psicotiche.
Questo mi porta alla mia "Presenza Virtuale", nuovo nome attribuito all'uomo che frequento. Per mesi ho combattuto con me stessa, pensando che il nostro rapporto sarebbe dovuto essere diverso, che io ho una visione diversa dalla sua della coppia.
E invece no. Col passare dei giorni e troppo tempo a disposizione per riflettere, sono arrivata alla conclusione che siamo molto più simili di quanto io stessa non voglia ammettere, neppure con me stessa. Siamo entrambi piuttosto amorali, nessuno dei due ama che si impongano limiti alla propria libertà personale e sappiamo essere crudeli.
Con tenerezza, ma crudeli. C'è più di un uomo che può testimoniarlo, per quanto riguarda me.
Una persona sana di mente scapperebbe a gambe levate da una rapporto così, in cui i contatti fisici sono distanti tra loro, la quotidianità è fatta solo di messaggi di buongiorno e buonanotte - e neanche sempre.
E invece no. Persevero in questa storia, forte del legame che sento con la mia PV.
Forte del fatto che tocca corde della mia anima che non credevo neppure esistessero. Forte del fatto che è l'unica persona al mondo capace di farmi sprofondare in momenti di assoluta pace mentale, in cui l'unica cosa che conta è guardarsi, parlare, sentirsi.
Forte del fatto che i sentimenti che provo nei suoi confronti non li ho mai provati per nessuno al mondo. Non lo chiamerei amore. Lo chiamerei senso di appartenenza.
Sentire che una persona è parte di te, con la consapevolezza che, anche se ci perdessimo, prima o poi ci ritroveremmo. In questa vita oppure un'altra. Sapendo che, in qualche modo, anche quando ci siamo detestati, anche quando ci siamo ignorati, non è mai stata una persona che ho cancellato dalla mia vita - e ne ho cancellate tante.
Con la consapevolezza che, anche se lui non mi avesse chiesto una specie di esclusiva, non potrei comunque permettere a nessun altro di toccarmi - nonostante questo mi comporti una frustrazione senza limiti - perchè nessuno riesce a farmi sentire nello stesso modo.
La consapevolezza che, se mi chiedesse di camminare nel fuoco insieme a lui, lo potrei fare, pagandone tutte le conseguenze, perchè entrambi abbiamo una vena fortemente autodistruttiva. E lo farei sorridendo.
Di nuovo, dovrei scappare a gambe levate.
E invece no.

Sono sempre stata una persona socievole, per tutta la mia vita. Adesso no. Adesso voglio circondarmi solo di quelle poche persone con cui ho una connessione mentale. Voglio avere intorno persone con cui non debba sempre fingere che tutto vada bene, a cui non debba stare sempre a spiegare la rava e la fava delle mie crisi psicotiche.
Questo mi porta alla mia "Presenza Virtuale", nuovo nome attribuito all'uomo che frequento. Per mesi ho combattuto con me stessa, pensando che il nostro rapporto sarebbe dovuto essere diverso, che io ho una visione diversa dalla sua della coppia.
E invece no. Col passare dei giorni e troppo tempo a disposizione per riflettere, sono arrivata alla conclusione che siamo molto più simili di quanto io stessa non voglia ammettere, neppure con me stessa. Siamo entrambi piuttosto amorali, nessuno dei due ama che si impongano limiti alla propria libertà personale e sappiamo essere crudeli.
Con tenerezza, ma crudeli. C'è più di un uomo che può testimoniarlo, per quanto riguarda me.
Una persona sana di mente scapperebbe a gambe levate da una rapporto così, in cui i contatti fisici sono distanti tra loro, la quotidianità è fatta solo di messaggi di buongiorno e buonanotte - e neanche sempre.
E invece no. Persevero in questa storia, forte del legame che sento con la mia PV.
Forte del fatto che tocca corde della mia anima che non credevo neppure esistessero. Forte del fatto che è l'unica persona al mondo capace di farmi sprofondare in momenti di assoluta pace mentale, in cui l'unica cosa che conta è guardarsi, parlare, sentirsi.
Forte del fatto che i sentimenti che provo nei suoi confronti non li ho mai provati per nessuno al mondo. Non lo chiamerei amore. Lo chiamerei senso di appartenenza.
Sentire che una persona è parte di te, con la consapevolezza che, anche se ci perdessimo, prima o poi ci ritroveremmo. In questa vita oppure un'altra. Sapendo che, in qualche modo, anche quando ci siamo detestati, anche quando ci siamo ignorati, non è mai stata una persona che ho cancellato dalla mia vita - e ne ho cancellate tante.
Con la consapevolezza che, anche se lui non mi avesse chiesto una specie di esclusiva, non potrei comunque permettere a nessun altro di toccarmi - nonostante questo mi comporti una frustrazione senza limiti - perchè nessuno riesce a farmi sentire nello stesso modo.
La consapevolezza che, se mi chiedesse di camminare nel fuoco insieme a lui, lo potrei fare, pagandone tutte le conseguenze, perchè entrambi abbiamo una vena fortemente autodistruttiva. E lo farei sorridendo.
Di nuovo, dovrei scappare a gambe levate.
E invece no.

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